[Novità] Da oggi l’appuntamento del giovedì di Cultura Aumentata si chiama Il Ripasso.
Arriva ogni giovedì: una spiegazione a settimana per tenere allenata la cultura generale. Una cosa che vale la pena sapere, una distinzione da notare, una riflessione che non ti aspettavi. Sai molte più cose di quante ne ricordi. Rimettiamole in circolo.
Qualche settimana fa, a cena con amici, qualcuno ha chiesto quanto bisogna guadagnare oggi per potersi dire benestanti.
Il tavolo si è acceso in un secondo. Chi diceva duemila euro al mese, chi il doppio, chi sosteneva che sotto i centomila lordi l’anno non si vada da nessuna parte. E uno che con milleduecento euro al mese diceva di stare bene.
Ognuno con la sua soglia, difesa con convinzione. Nessuno però ha chiesto la cosa da cui dipende tutta la risposta: quella cifra, in mano a chi? A una persona che la casa ce l’ha già, o a una che deve ancora comprarsela? Perché, per quelle due persone che partono da basi diverse, la stessa somma non corrisponde allo stesso tenore di vita.
1. Reddito e patrimonio rappresentano due ricchezze diverse
Il reddito è un flusso: lo stipendio del mese, il bonus di fine anno, i dividendi dell’ultimo trimestre.
Il patrimonio è invece quello che possiedi: la casa, i risparmi, quello che hai investito, meno i debiti.
Immagina una vasca da bagno. Il rubinetto è il reddito. L’acqua già dentro è il patrimonio. Sul fondo c’è lo scarico, cioè tutto quello che spendi.
Quanto ti serve dal rubinetto non dipende soltanto da quanto è largo lo scarico. Dipende anche da quanto hai bisogno di riempire la vasca. Se il patrimonio devi ancora costruirtelo, ti serve un flusso abbondante, perché quei soldi devono coprire le spese e riempire la vasca. Se la vasca è già piena, sentirai meno il bisogno di integrare con il rubinetto.
Curiosità. Anche l’etimologia delle parole racconta una storia degna di nota. Reddito viene dal latino redditum, participio passato di reddere, rendere. È letteralmente ciò che una cosa restituisce, e presuppone quindi un qualcosa che sia in gradi di rendere, cioè un patrimonio. Patrimonio viene da patrimonium, i beni del padre, ovvero quelli che storicamente si tramandano di generazione in generazione. In effetti fino all’Ottocento i redditi più alti venivano quasi tutti da patrimoni; nel Novecento una quota consistente comincia ad arrivare dal lavoro qualificato.
2. Quanto vale una casa, in busta paga
Prendiamo la casa in cui si abita. È l’idea più intuitiva di patrimonio personale.
Un bilocale in centro a Milano oggi si affitta intorno ai 2.000 euro al mese, e vale cinque/seicentomila euro. Chi quella casa ce l’ha di suo, quei 2.000 euro non li paga. Non guadagna niente in più degli altri, ma ogni mese gli restano in tasca 2.000 euro che agli altri, che devono pagare un affitto per vivere, non restano.
Adesso facciamo il conto al contrario. Per mettersi in tasca 2.000 euro netti in più ogni mese, un lavoratore dipendente deve guadagnarne oltre quarantamila lordi in più all’anno: tra contributi e imposte, di ogni euro lordo in più ne arriva a destinazione poco più della metà.
Quella casa vale quindi, in busta paga, un aumento da quarantamila euro.
Fuori dalle grandi città cambiano le cifre ma il meccanismo è lo stesso: una casa da famiglia del valore di trecentomila euro fa risparmiare un affitto sui 1.200 euro al mese, che fanno comunque venticinquemila euro lordi l’anno.
Chi quei seicentomila euro ce li ha già, che ci abiti dentro o che li faccia rendere sotto forma di investimento, non ha bisogno di uno stipendio che glieli faccia mettere da parte. Chi non ce li ha, sì. È la stessa distanza che al tavolo separava chi ambiva a centomila euro l’anno per costruirsi un patrimonio personale che ora non c’è, da chi diceva di stare benissimo con milleduecento al mese: se non deve pagare un affitto, il secondo non stava esagerando.
Curiosità. Anche con i conti dello Stato avviene un ragionamento simile a quello nato al tavolo del ristorante. Quando l’Istat calcola il prodotto interno lordo, ai proprietari attribuisce un affitto che non pagano, come se lo versassero a sé stessi. Si chiamano fitti imputati e valgono attorno al 9 per cento del PIL italiano. Senza quell’attribuzione un paese di proprietari risulterebbe più povero di uno identico in cui tutti vivono in affitto, e i confronti fra paesi salterebbero.
3. Più sali con il patrimonio, meno dipendi dallo stipendio
Un patrimonio investito tende a produrre ogni anno una piccola percentuale di sé stesso. Mettiamo il 3 per cento (ma che sia il 2 o il 5, il ragionamento resta lo stesso).
Centomila euro rendono circa 250 euro al mese. Cinquecentomila ne producono 1.250. Un milione, 2.500. Due milioni, 5.000. E così via.
Guarda le cifre che si ottengono lungo questa scala. All’inizio la rendita serve ad arrotondare la fine del mese. A un certo punto diventa uno stipendio. Poi diventa uno stipendio che nessun datore di lavoro ti darebbe. A un certo punto, lo stipendio che ottieni lavorando diventa secondario se messo a confronto con la rendita, e lavorare smette di essere una necessità.
È il motivo per cui i tenori di vita più alti quasi mai passano da una busta paga. Chi vive molto bene di solito non è chi guadagna di più con uno stipendio: è chi possiede di più, e quello che possiede gli produce una rendita ogni anno. Gli stipendi milionari esistono, basti pensare agli sportivi e agli attori famosi, o ai top manager, ma si tratta di una percentuale di popolazione non rappresentativa dell’economia.
4. Il livello attuale conta, ma il trend si sente di più
Fin qui abbiamo guardato una fotografia statica. Ma una vasca, mentre la guardi, sta anche salendo o scendendo.
Due persone con la stessa acqua dentro e lo stesso stipendio vivono due vite diverse a seconda della tendenza futura. Chi ogni anno mette via qualcosa e vede il livello alzarsi, avrà una prospettiva più ottimistica e tenderà a spendere, investire e pianificare a lungo termine più di chi, pur partendo dallo stesso livello patrimoniale, erode un pezzo per arrivare in fondo. Gli economisti la chiamano “fiducia” e la misurano per prevedere come consumatori e imprese impatteranno sull’economia futura. (Qui ad esempio trovi le misurazioni ISTAT per l’Italia).
Del resto puoi tenere il rubinetto spalancato al massimo e avere la vasca vuota, se lo scarico è abbastanza largo. Vale anche per le vasche piene: nessun patrimonio resiste a un saldo negativo abbastanza a lungo. Cambia soltanto quanti anni ci mette ad esaurirsi.
Uno studio del National Bureau of Economic Research ha seguito 928 giocatori della National Football League attivi fra il 1996 e il 2003: entro dodici anni dal ritiro il 15,7 per cento aveva dichiarato bancarotta, e chi in carriera aveva guadagnato di più risultava a rischio al pari dei giocatori meno quotati.
Un secolo prima Gabriele d’Annunzio, che alla Capponcina viveva da signore rinascimentale e incassava cifre enormi con i suoi libri, nel 1911 se ne andò in Francia per sfuggire ai creditori, e i mobili di casa finirono all’asta.
A volte l’erosione si prende più di una generazione. Arthur T. Vanderbilt II racconta che al raduno di famiglia del 1973, fra centoventi discendenti dell’uomo più ricco d’America, non c’era un solo milionario.
C’è poi il caso sempre più frequente di chi ha la casa e poca liquidità. Comprensibilmente si sente precario, e in parte lo è, perché una casa non si vende a fette per compensare la mancanza di entrate. Ma, senza quella casa, alla stessa precarietà dovrebbe aggiungere un affitto da pagare ogni mese.
Quella sera, a cena, la mia cifra l’ho detta. Più del numero però contava un’altra cosa, cioè quanto quel numero si sposta: quanto cambia se paghi un affitto, quanto se la casa è tua, quanto se ne hai una seconda dove passi l’estate, quanto se hai un patrimonio che rende più dello stipendio a cui stai aspirando.
Non esiste una cifra che metta d’accordo tutti. Esiste la tua, e per trovarla bisogna partire dall’altra estremità: prima quello che possiedi, poi quello che ti serve guadagnare, senza dare per scontato il beneficio figurativo che arriva dal patrimonio.
La cosa da ricordare 💡
Reddito vs. Patrimonio: per valutare la ricchezza serve guardare entrambi. Il reddito è un flusso: esiste solo se gli associ un periodo di tempo, un mese o un anno. Il patrimonio è una scorta.
Quanto ti serve guadagnare dipende da quello che possiedi già, perché un patrimonio o ti chiude una spesa o ti apre un’entrata. E quanto dura quello che possiedi dipende da quanto guadagni, perché con lo scarico più largo del rubinetto la vasca si svuota comunque.
Alla prossima.
Giovanbattista
Il Ripasso arriva ogni giovedì: una spiegazione a settimana per tenere allenata la cultura generale. Sai molte più cose di quante ne ricordi. Rimettiamole in circolo.

