Perché la tua casa ha una zona giorno e una zona notte
🗺️ Atlante degli Schemi · 10 min · Il tema della settimana: come siamo passati dalla domus romana alla pianta moderna.
Nella Casa dei Vettii a Pompei, due liberti che fecero fortuna costruirono, intorno al 70 d.C., una delle dimore più decorate della città.
L’ingresso immetteva direttamente nell’atrio: uno spazio aperto con una vasca al centro per raccogliere l’acqua piovana, circondato da colonne dipinte.
Attorno all’atrio si aprivano i cubicula, le stanze da letto, senza corridoi e senza filtri. Il padrone di casa riceveva i clienti del mattino a tre metri dal letto dove aveva dormito.
La tua casa non è costruita così. Esclusa l’eccezione dei monolocali nelle grandi città, gli ambienti tendono a essere divisi in zona giorno e zona notte. Se non da un corridoio, sicuramente da una porta e magari un piccolo disimpegno. La separazione ti sembra ovvia.
Per 2.000 anni non lo era. Le case erano organizzate attorno a spazi centrali polivalenti, con stanze comunicanti, con la cucina al cuore della pianta perché era l’unica fonte di calore e di luce. L’idea che dormire, cucinare e ricevere vadano in zone distinte è un costume relativamente recente, sviluppatosi tra il Seicento e gli anni Sessanta del Novecento dall’incrocio di 4 fenomeni che con il dormire o il mangiare avevano poco a che fare. Li vediamo oggi, per capire come ha preso forma la casa moderna.


