Stiamo dimenticando come si fanno le cose (e non ce ne accorgiamo)
🗺️ Atlante degli Schemi · 9 min · Tema del giorno: un'analisi sistemica sulla perdita dei saperi.
Il cemento degli antichi Romani (quello degli acquedotti, dei porti, del Pantheon) dura da venti secoli. Il nostro si crepa dopo cinquant’anni.
La spiegazione tradizionale era: “I Romani avevano una formula segreta.” Nel 2023, un gruppo di ricercatori del MIT ha scoperto qualcosa di diverso.
Il segreto non era nella formula, già descritta da Vitruvio nel I secolo a.C. Il segreto era in un metodo: la calce veniva miscelata a caldo, a temperature altissime. Si creavano così nel materiale dei grumi di calce non reagita che funzionano come un sistema di autoriparazione. Quando si forma una crepa, l’acqua che penetra reagisce con quei residui e la sigilla. La struttura si ripara da sola.
Nessun trattato antico menziona questa tecnica. Era un sapere di cantiere: il capomastro lo insegnava all’apprendista guardandolo lavorare. Quando i grandi cantieri imperiali si sono ridotti (gradualmente, tra il V e il VII secolo), la catena si è interrotta. Non perché qualcuno abbia sabotato la conoscenza. Non c’erano più abbastanza cantieri dove praticarla.
Qualcosa di simile si verifica anche oggi. E smontarne il processo serve a due cose: comprendere meglio le dinamiche della società in cui viviamo, e riconoscere nuove forme di oblio prima che diventino irreversibili.
Perché alcune civiltà dimenticano ciò che sapevano fare
Quattro forze governano questo processo. Vengono da discipline diverse (epistemologia, antropologia, teoria dell’informazione, economia) ma convergono verso lo stesso esito.
