"Uno studio dimostra che". Cinque domande prima di crederci
🗺️ Atlante degli Schemi · 11 min · Il tema della settimana: comprendere e riconoscere i concetti di correlazione e causalità.
“Un bicchiere di vino al giorno fa bene al cuore.”
L’hai sentito mille volte.
Forse l’hai ripetuto a tavola, con la coscienza un po’ più leggera.
Poi, qualche anno dopo, il concetto si è capovolto: il vino fa male, anche in quantità modeste.
Stessa parabola per il caffè, le uova, la corsa dopo i quaranta.
Un anno ti salvano.
Quello dopo ti rovinano.
Dietro ognuno di quei titoli c’è la stessa dinamica. Qualcuno osserva due cose che si muovono insieme e fa il salto più istintivo. Chi beve un po’ di vino vive un po’ più a lungo, quindi è il vino che protegge: un bicchiere ci sta, anzi fa bene.
Ma tra “si muovono insieme” e “uno causa l’altro” c’è un burrone.
Quel passaggio logico che la nostra testa fa in automatico decine di volte al giorno, è quasi sempre infondato.
Riconoscerlo è una di quelle idee che, una volta entrate in testa, non se ne vanno più.
Prendiamo un caso impossibile da fraintendere.
I bambini con il piede più grande leggono meglio.
È vero: se misuri il numero di scarpe e la capacità di lettura in una scuola elementare, un legame lo trovi. Ma nessuno penserebbe che sia il piede a far leggere meglio: i bambini più grandi hanno piedi più grandi e leggono meglio perché sono più avanti nello sviluppo. Un terzo fattore, l’età, fa crescere insieme il piede e la capacità di lettura, che tra loro non c’entrano nulla.
Col vino è lo stesso, solo che il terzo fattore non si vede ed è un po’ più difficile da intuire. E quando è così, ci caschiamo.
Correlazione e causalità, in due frasi
Una correlazione è solo questo: due valori che si muovono insieme nei dati. Se uno sale, l’altro sale (oppure scende, nei casi di correlazione inversa). È una proprietà dei dati, niente di più. Una correlazione può essere vera nei numeri e falsa nella storia che ci raccontiamo sopra. Il numero di piede e il livello di lettura erano correlati.
Una relazione causale è un concetto più esigente: se intervieni sul primo valore, cambia anche il secondo. C’è un verso, dalla causa all’effetto. Tra piede e lettura quel verso non esiste. Allunga per assurdo il piede a un bambino e leggerà come prima; insegnagli a leggere meglio e il piede non se ne accorgerà. Non c’è causalità tra questi due fattori, anche se sono correlati.
Le correlazioni si vedono. Le relazioni causali si devono dimostrare (ed è la parte più difficile, costosa, lenta).
Per fortuna, molti errori si ripetono sempre nello stesso modo.
Qui ne vediamo cinque, quelli che ti proteggono meglio davanti a titoli di giornale, studi, grafici aziendali, slogan pubblicitari e conversazioni a cena in cui qualcuno dice “è scientificamente provato”.
