L'obbligo del cognome
🧪 L'INGREDIENTE | La tua dose settimanale di cultura generale! | #29/2026
Quello che vedi
Il concetto di cognome ti sembra antico. Esiste da quando esiste la civiltà umana.
L’ingrediente
🔍 Il cognome diventa fisso quando Chiesa e Stato iniziano a censirci.
Nell’Europa medievale, molte persone erano identificate con un solo nome, al massimo con un’aggiunta descrittiva che poteva cambiare da una generazione all’altra. Leonardo “da Vinci” era Leonardo del paese di Vinci. “Giovanni di Pietro” era Giovanni figlio di Pietro: suo figlio sarebbe stato “di Giovanni”, e l’etichetta si azzerava da capo.
Per chi viveva nel villaggio bastava. Per chi comandava da lontano era un rebus. Come tassi un singolo, invece dell’intera comunità a forfait? Come lo arruoli? Come lo ritrovi l’anno dopo, se ogni generazione cambia nome e nel borgo accanto ci sono altri dieci Giovanni?
Serviva un’etichetta che restasse incollata alla persona e passasse ai figli identica. Il cognome fisso è quell’etichetta. L’antropologo James Scott l’ha chiamata leggibilità: rendere le persone ordinate e visibili agli occhi del potere, come righe di un registro.
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Che il cognome moderno sia stato fissato anche dall’alto lo mostrano i casi in cui fu imposto per decreto, spesso tardissimo. Nel 1787 Giuseppe II ordinò agli ebrei dell’Impero asburgico di adottare nomi e cognomi tedeschi, da registrare stabilmente entro una scadenza e sotto minaccia di multa, per inserirlo nei registri di tasse e leva. E in Turchia il cognome è diventato obbligatorio per tutti solo nel 1934.
In Europa cattolica la macchina era la parrocchia. Dal Concilio di Trento, nel 1563, ogni parroco dovette registrare battesimi e matrimoni, per controllare le unioni e bloccare i matrimoni clandestini. Nasceva così il primo grande archivio di chi-è-chi, che più tardi gli Stati erediteranno come un’anagrafe delle persone.
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Quella logica non si è più fermata, si è solo affinata. Quando i cognomi hanno smesso di bastare a distinguerci, troppi Mario Rossi nello stesso elenco, lo Stato ha fatto il passo successivo. Nel 1973 ha dato a ciascuno un codice fiscale: il tuo cognome, il tuo nome, la data e il luogo di nascita schiacciati in una stringa di sedici caratteri.
Di fatto il cognome è stato il primo codice fiscale della storia.
Adesso lo sai. E non potrai più non vederlo.
📚 Fonti: James C. Scott, Seeing Like a State (1998);
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